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Aspettando Alice nel Paese delle Meraviglie

Mar 3, 2010 - 17:10 · Nessun commento

Stasera uscirà Alice nel Paese delle Meraviglie nei migliori cinema e in Disney 3D. E io sarò lì con tre posti prenotati solo per me e con il groppo in gola. Il disagio è inversamente proporzionale al tempo che manca alla proiezione. Questo perché sono sicuro che l’adattamento Burton/Disney sarà un’accozzaglia di temi edulcorati dal precedente “adattamento” animato misti alle tinte fosche di quel Burton che io tanto amo.

Io sono un grande, grandissimo fan di Carroll. E mi vanto anche di essere un esperto dei suoi giochi linguistici e della sua poetica senza senso. In passato ho avuto periodi in cui i suoi lavori per me erano un’autentica ossessione. Arrivai a comprare diversi adattamenti di “attraverso lo specchio” solo per inalberarmi per una traduzione erronea (a volte ho usato anche il sostantivo “crimine”) della poesia del Jabberwocky.

Il periodo in cui era più fissato è stato il 2005/2006 quando mi fu diagnosticata l’epilessia, malattia che mi accumunava allo scrittore. Ricordo ancora come io ripetessi mentalmente la poesia del Jabberwocky. La ripetevo in fila, al contrario, a versi alterni e portavo sempre con me due dadi che tiravo per decidere da che verso partire a ripeterla. Lo facevo perché al tempo avevo paura, una fifa nera che mi attanagliava il cuore tutte le volte che sperimentavo un’aura. Paura di fare la fine degli epilettici ovvero di morire soffocato dalla mia stessa lingua.

Insomma per me Carroll è molto importante e la saga di Alice lo è ancor di più. Ora stasera andrò a vederne l’adattamento con la speranza che Tim Burton possa aver creato qualcosa di bello dall’orribile base di partenza Disneyana. Non penso che sarà un film per me, non lo sarà di sicuro. Disquisendo con dei miei amici mi sono reso conto che per me stasera sarà come guardare il primo film del Signore degli Anelli. I film tratti da libri famosissimi e profondi non sono fatti per chi ne è fan e soprattutto per chi ne è fan da molto tempo.

Il film sarà piegato alle logiche di mercato e adattato all’attuale situazione socio-culturale made in Hollywood. Ora sono cresciuto e quando mi siederò mi ripeterò “è un adattamento, solo un adattamento”. Alla proiezione del Signore degli Anelli me ne andai via a metà del film urlando “questa è blasfemia”.

Morale della storia: meglio un adattamento di Tim Burton che un altro rifacimento orribile a cartoni.

Tag: arte · libri · programmer

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